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Renato Bocchi

Università Iuav di Venezia
Dipartimento di Progettazione Architettonica
Dorsoduro 2196
30123 Venezia
Italia
r.bocchi@edumail.iuav.it
Renato Bocchi (Trento,1949), è professore ordinario di Composizione architettonica e urbana all' Università Iuav di Venezia, dove è stato direttore del Dipartimento di progettazione architettonica dal 2006 al 2009.
Insegna anche dal 2003 per supplenza alla Facoltà di Ingegneria, corso di laurea in ingegneria edile-architettura, dell’Università di Trento. Ha tenuto seminari, workshop e conferenze in molte università europee e è stato visiting professor presso l’Universidad Nacional de La Plata, Argentina, nel 2005.
Il campo principale della sua ricerca è il rapporto fra architettura, città e paesaggio.
Su questi temi ha coordinato (con M.Cunico e E.Fontanari) la serie di cinque Convegni internazionali “Dessiner sur l’herbe”, fra il 2004 e il 2008 (atti pubblicati nella collana Iuav de Il Poligrafo, Padova), collegati anche alla sua attività didattica e promozionale nell’ambito del corso di laurea magistrale in architettura per il paesaggio. Alla stessa attività si lega l’attività di organizzazione di workshop progettuali a carattere internazionale in collaborazione con il Comune di Arco (2004) e la Provincia di Reggio Emilia (2008), nell’ambito della Biennale del Paesaggio di Reggio Emilia.
E’ stato redattore della rivista “Restauro & Città” (1990-95) e direttore della rivista d’architettura “Archint”, 1998-2000. Attualmente dirige per l’editore Gangemi, Roma, la collana “Spazio Paesaggio Architettura”.
Per la 2°Bienal de Canarias è curatore del seminario internazionale “The Belly of Architecture (Space and Landscape)”, marzo 2009.
In campo professionale, è stato consulente urbanistico del Comune di Trento per il Piano del Centro Storico (1980-84) e per il nuovo Piano Regolatore Generale (2000-2001).

http://iuav-spaziodibattito-rbocchi.myblog.it/





Renato Bocchi (Trento,1949), is professor of Architectural and Urban Design at the University Iuav of Venice, Faculty of Architecture, where was director of the Architectural Design Dept from 2006 to 2009. He teaches too in the University of Trento, Faculty of Engineering (since 2003) and he was lecturer in many European Universities and in the Universidad Nacional de La Plata, Argentina.
The main field of his research is the relationship among architecture, city and landscape.
On this subject he coordinated (with M.Cunico and E.Fontanari) in Venice the series of five International Conferences “Dessiner sur l’herbe”, 2004-2008 (proceedings published by Il Poligrafo, Padua).
He directed the architectural magazine “Archint”, 1995-2000; now he is editor of the series “Space Landscape Architecture”, Gangemi Pbs, Rome.
For the Biennial of Canary Islands is the curator of an international seminar entitled "The Belly of Architecture (Space and Landscape)", March 2009.
He was consultant for the Plan of the historical centre (1980-84) and the new Development Plan (2000-2001) of the City of Trento.

Books

2009
Renato Bocchi (2009)  Progettare lo spazio e il movimento   Gangemi, Roma (Italia)  
Abstract: Questo libro raccoglie dodici scritti scelti di Renato Bocchi, che ruotano attorno al tema dei rapporti fra arte architettura spazio e paesaggio, in evidente stretta connessione con il titolo della collana "Spazio Paesaggio Architettura" che dirige per le nostre edizioni. Si tratta di una rielaborazione aggiornata di un ciclo di lezioni tenuto nell'estate del 2005 nell'ambito del master "Ciudad Paisaje Medio Ambiente" presso la Universidad Nacional de La Plata, Argentina, e che, più recentemente, ha formato la base teorica del seminario internazionale coordinato a Santa Cruz de Tenerife nel marzo del 2009 nell'ambito della Bienal de Canarias, al titolo "The Belly ofArchitecture (Space and Landscape)", con la partecipazione di Pablo Beitia, Giuliana Bruno, Agostino De Rosa, Veronique Faucher, Andrew Fierberg, Luigi Latini, Alina Marazzi, Juhani Pallasmaa, Ruggero Pierantoni, Marc Pouzol. Il libro è ordinato in quattro capitoli tematici su: Città e paesaggio; Spazio e architettura peripatetica; Arte, natura e paesaggio; Architettura e geometrie del paesaggio.
Notes: versione e-book: http://www.ultimabooks.it/progettare-lo-spazio-e-il-movimento
2006
2005
1999
1998
1993
1990
1989

Journal articles

2012
2011
2010
2008
2006
1995
1992

Book chapters

2011
2010
2009
2008
2006
2005
2004
2001

Conference papers

2011
2010
2009
Renato Bocchi (2009)  Le strutture narrative e il progetto di paesaggio   In: Il palinsesto paesaggio e la cultura progettuale Edited by:C.Barbiani, S.Marini, F.Rispoli. Università Iuav di Venezia Biennale del Paesaggio di Reggio Emilia  
Abstract: Le strutture narrative e il progetto di paesaggio. Tracce per un racconto Renato Bocchi 1. Il paesaggio come racconto âVorrei istituire un parallelismo tra architettura e narratività, in cui lâarchitettura sarebbe per lo spazio ciò che il racconto è per il tempo, vale a dire unâoperazione âconfiguranteâ; un parallelismo tra costruire, vale a dire edificare nello spazio, e raccontare, cioè intrecciare nel tempoâ (Paul Ricoeur). âCâè un io in movimento che descrive un paesaggio in movimento, e ogni elemento del paesaggio è carico di una sua temporalità ⦠Una descrizione di paesaggio, essendo carica di temporalità, è sempre raccontoâ (Italo Calvino). 2. Il paesaggio come palinsesto Il linguaggio con cui è scritto il mondo quotidiano è âcome un mosaico di linguaggi, come un muro pieno di graffiti, carico di scritte tracciate lâuna addosso allâaltra, un palinsesto la cui pergamena è stata grattata e riscritta più volte, un collage di Schwitters, una stratificazione dâalfabeti, di citazioni eterogenee, di termini gergali, di scattanti caratteri come appaiono sul video di un computerâ (Italo Calvino). La costruzione di esperienze immersive nello spazio da parte di Cristina Iglesias avviene attraverso una struttura sequenziale fortemente narrativa, che costruisce itinerari sensoriali sullâonda di canovacci o sceneggiature letterarie - nella fattispecie, la riproduzione geroglifica di un testo descrittivo di paesaggi contemporanei di J.G.Ballard, dal suo libro Crystal World, nella texture intrecciata di fili di ferro che vela e rende vibranti gli sguardi e i giochi di luce ed ombra nei suoi Suspended Corridors: sono palinsesti multipli di paesaggio, tracciati da diaframmi bidimensionali, tessili, dotati di una propria trama decorativa e di potenza calligrafica. 3. Architettura come spazio mentale, racconto come immagine mentale. âLâarchitettura è spazio mentale costruito - diceva il mio vecchio amico, lâarchitetto Keijo Petäjäâ: un aforisma semplice e complesso come un haiku, questo riferito da Juhani Pallasmaa. Vale a dire: lâarchitettura come luogo che esprime e incarna unâesperienza spaziale e di vita. Lo spazio mentale, per Pallasmaa, non può materializzarsi se non in forme corporee, per il tramite dei sensi, e di quella sintesi dei sensi che è nellâapticità. âEâ per mezzo del tatto che apprendiamo lo spazio, trasformando il contatto in unâinterfaccia di comunicazione. In quanto interazione sensoriale, lâaptico è legato anche alla cinestesia, ossia allâabilità del nostro corpo di percepire il movimento nello spazioâ (Giuliana Bruno). La corporeità, la materia dellâarchitettura â in unâaccezione fenomenologica, sulla scia di Merleau-Ponty â è nellâimmersione âvissutaâ dentro lâesperienza spaziale, è nel cristallizzarsi di uno spazio mentale, è nellâinverarsi - attraverso le capacità percettive totalizzanti dellâapticità - del significato mentale, di idee, presente nelle cose. In ciò lâarchitettura, come il paesaggio, è concetto profondamente umanistico: âTutti i paesaggi e tutti gli edificî sono mondi condensati, rappresentazioni microcosmicheâ (Juhani Pallasmaa). âLâopera di architettura come chora è una materia-spazio, domanda una sintesi delle immaginazioni materiali e spazialiâ (Alberto Perez- Gomez). Per converso: alla base di un racconto câè spesso unâimmagine mentale. âLâunica cosa di cui ero certo â mi riferisco alle mie storie fantastiche â era che allâorigine dâogni mio racconto câera unâimmagine visualeâ (Italo Calvino). âIl metodo seguito da Calvino in questi testi è fondato principalmente sulla analogia e sulla metafora, che sono figure tipiche del pensiero visivo, ma anche di quello visionarioâ (Marco Belpoliti). 4. Lo spazio cinematico e lâarchitettura peripatetica Poiché lâesperienza umana di qualsiasi spazio, di qualsiasi luogo, è in continuo divenire, è facile derivare che lâarchitettura e il paesaggio sono universi spazio-temporali fondati sul cinematismo, non certo sulla staticità prospettica, e sulla topologia, non certo sulla geometria eucli dea; universi nientâaffatto immobili o congelati, ma piuttosto universi da esperire in movimento e dentro il tempo, in cui lâuomo-utente-fruitore ha un posto privilegiato. Di qui lâinteresse per la lettura cinematica degli spazi, delle sequenze percettive, delle geometrie emozionali, che meglio dâogni altra arte il cinema incarna. Di qui anche lâinteresse per i rapporti architetturaletteratura, per le capacità introspettive e narrative dei fenomeni spazio- temporali messe in campo dalla letteratura. Nelle letture e interpretazioni del cinema o della letteratura â condotte per sequenze di immagini o per descrizioni narrative ed emozionali â si ritrova lâessenza della materia architettonico-spaziale. Eâ così che lâOrlando Furioso dellâAriosto, con la sua struttura narrativa âipertestualeâ e la sua evocazione di immagini fantastiche, può essere traccia, idea-guida, canovaccio, di un progetto di paesaggio: forse.
Notes:
Renato Bocchi (2009)  Oscar Niemeyer: il senso delle forme   In: 101 % Oscar Niemeyer . L'arte di progettare Edited by:Luca Biancoviso. IEC - Independent Event Center, Vicenza, 23 giugno 2009:  
Abstract: Lascio ad altri lâesegesi critica dellâopera di Niemeyer e la sua collocazione nella storia dellâarchitettura moderna e contemporanea. Dirò poche cose circa quel che più mi interessa del lascito indubbiamente eccezionale di questo intramontabile maestro dellâarchitettura. Innanzitutto mi colpisce la sua capacità di innestare sui canoni dellâarchitettura del Movimento Moderno (sulla scia di Le Corbusier in particolare) una sensibilità alle forme plastiche e âsensualiâ; con una attenzione particolare alle forme della geografia e del paesaggio, rompendo certi tabù del razional-funzionalismo. Secondo David Underwood, che ha scritto alcuni tra i migliori contributi critici sullâopera di Niemeyer, questa sua attitudine si inquadra in un nesso importante con la ricerca formale del Surrealismo: âil suo concetto di bellezza e di spiritualità â scrive Underwood (in: Oscar Niemeyer and Brazilian Free-form Modernism, NY, 1994) â ha radici più nel surreale che nel naturale⦠Egli stesso confessa un personale interesse per la scultura surrealista e i paesaggi misteriosi di Yves Tanguy o Jean Carzou, e il suo lavoro più tardo rivela affinità con le composizioni fluide e le forme biomorfiche di Joan Miròâ. Certamente Niemeyer ha una eccezionale sensibilità nellâinterpretare e traslare le forme topografiche della costa brasiliana in forme scultoreo-architettoniche, che continuano e esaltano la plasticità âpuristaâ con cui Le Corbusier stesso aveva interpretato il paesaggio sudamericano, introducendo una nota onirica e sensuale che è probabilmente davvero più connessa col mondo surrealista. In secondo luogo mi interessa lâincredibile abilità â che è caratteristica di molta parte della migliore architettura sudamericana (ricordo, fra gli altri, Vilanova Artigas, Paulo Mendes, Clorindo Testa) - nel combattere la gravità della materia architettonica, non tanto con lâannullare le caratteristiche tettoniche dellâarchitettura o con lâimpiego di materiali âleggeriâ, quanto con il âfar spazioâ librando in aria i volumi architettonici, fino a sollevare dal suolo strutture di per sé materialmente e strutturalmente possenti. E insieme a questo, la capacità di importare nelle già innovative sequenze spaziali delle âpromenades architecturalesâ lecorbusieriane le movenze e le percezioni multisensoriali tipiche dello spirito e dello slancio vitale carioca, sostituendo definitivamente allâapollinea ricerca di compostezza di molta architettura moderna una dionisiaca spinta alla sperimentazione formale e spaziale. Questa âmultisensorialitàâ immessa nello spazio architettonico dâinterno e di esterno da Niemeyer, con una forte attitudine di divertimento âludicoâ (un esempio chiaro è il suo famoso lavoro a Pampulha), è in grado di coniugare le sue radici âmoderneâ con la ricerca dellâarchitettura a matrice âorganicaâ o âfenomenologicaâ e quindi in un dialogo più stretto con le forme del paesaggio (sostanziato in alcuni casi dalla sua collaborazione con Burle Marx). In terzo luogo mi interessa la passione di Niemeyer per unâarchitettura capace di interpretare ruoli rappresentativi e civili e di generare a sua volta passioni e sensazioni forti, senza che questo abbia comportato eccessi di âcultoâ della personalità o del mestiere: âle donne sono più importanti dâogni altra cosaâ e âla vita è più importante dellâarchitetturaâ â ha sempre affermato Oscar Niemeyer (e la vita lo ha ricompensato con una eccezionale longevità e con una costante aura di fascino). Questo aureo distacco dal mestiere dellâarchitetto - interpretato non come una sorta di ossessione divorante ma come libera espressione di una vitalità più globale - mi pare un grande insegnamento contro certa propensione contemporanea al mito dellâarchitetto-star e un poâ demiurgo, e però distratto per certi versi rispetto al valore sociale dellâattività architettonica. Penso sia chiaro, da quanto ho detto, che più che certo monumentalismo delle figure di Niemeyer â soprattutto di quello più celebrativo di Brasilia â mi interessa di questo autore la carica sperimentale e innovativa e il gusto per la rottura dei canoni, che ne testimonia, a mio modesto parere, anche la perdurante attualità, avvicinando le sue architetture ad alcune sperimentazioni della contemporaneità. Userò per una semplice esemplificazione, un suo piccolo ed effimero progetto abbastanza recente e in certo modo dimostrativo: il padiglione della Serpentine Gallery a Hyde Park realizzato a Londra nel 2003, che ebbi la fortuna di poter visitare prima della sua demolizione. Racconta lo stesso Niemeyer al proposito: âLa direttrice della Serpentine Gallery, Julia Peyton Jones, fu chiara nel commissionarmi il progetto: desideriamo â mi disse - qualcosa che esprima il suo modo dâintendere lâarchitettura. Io sospesi lâedificio a un metro dal suolo, in modo che esprimesse la levità architettonica che prediligo. E, considerando con attenzione lo spazio interno, cercai di conferire alla copertura quella libertà plastica che caratterizza tutto il mio lavoro di architettoâ. Il piccolo padiglione espositivo diventa così un esplicito manifesto: sospensione dal suolo, leggerezza e galleggiamento di forme, plasticità delle linee curve e sinuose, fluidità dello spazio interno, intima connessione con lo spazio di esterno: un pontile o una zattera sormontata da una sottile vela, penetrata dalla luce e dal vento, con la capacità di comporre un volume tramite un sapiente gioco di superfici â ma solide, con una propria pesante matericità. Venendo subito dopo gli esperimenti sulla Serpentine Gallery di Zaha Hadid, Toyo Ito e Daniel Libeskind, il padiglione del vecchio leone Niemeyer si presenta incredibilmente up-to-date. Quando lo visitai, mi ricordò infatti certe sperimentazioni sulla ripiegatura delle superfici a formare spazi allora in voga nellâarchitettura olandese, soprattutto in quella di Koolhaas e affini. Era come se il vecchio maestro dimostrasse la sua giovanile vitalità o semplicemente dicesse alle giovani star â da vecchio saggio qual era â âin fondo non avete scoperto nulla di nuovo â tutto era già fondato nel nostro magistero, e in quello di Le Corbusier prima di noiâ.
Notes:
2008
Renato Bocchi (2008)  Il paesaggio e l’architettura peripatetica   In: Paesaggi culturali - Cultural Landscapes Edited by:Rossella Salerno, Camilla Casonato. Gangemi, Roma (Italia)  
Abstract: Il tema dei paesaggi culturali, dibattuto da tempo nei paesi anglosassoni e in Europa, si pone da non molti anni anche all'attenzione della società italiana; provvisto di sfaccettature molteplici e differenti, si offre come punto di equilibrio tra la necessità di un ambiente a misura d'uomo, la memoria e il desiderio di un paesaggio abitabile. Il termine stesso sembrerebbe peraltro indicare una differenza tra paesaggi "culturali" e "altri" paesaggi, imponendo un confronto tra punti di vista diversi: da una parte i paesaggi culturali tutelati dall'ideologia della conservazione, attenta ai valori consolidati delle comunità, dall'altra invece quei paesaggi in forte trasformazione, luoghi in cui la città si disperde e si confonde in qualcosa d'altro, oggetto di attenzione da parte delle discipline geografiche e del territorio. L'opera, che raccoglie saggi di specialisti di diversi settori, intende offrire una sintesi articolata di studi eterogenei ma tutti convergenti sul tema, attraversando i campi della storia, dell'estetica, della conservazione, della pianificazione, della geografia, delle rappresentazioni e delle mediazioni culturali. ISBN13: 9788849214918 978-88-492-1491-8 ISBN10: 884921491X 88-492-1491-X
Notes:
2007
2006
2005

Booklets

2006
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